Asmara Architettura e pianificazione urbana nei fondi dell’IsIAO.
Édition
Éditeur : Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente
Lieu : Roma
Année : 2008
Langue : italien
Description
État du document : bon
Références
Réf. Biblethiophile : 004404
Réf. UGS : 91020000
COLLATION :
Leg. in brossura ed., pp. 74. Volume in buone condizioni con diverse ill. in b/n e a col. all'interno. Altre foto su richiesta.
En savoir plus
Présentation par GHERARDO GNOLI, Presidente dell’IsIAO
Questo volume rappresenta un ulteriore passo nel percorso di recupero e valorizzazione del patrimonio documentario, artistico e storico del Ministero dell’Africa italiana, affidato nel 1956 all’Istituto Italiano per l’Africa e ora conservato presso l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente.
Avviato nel 1980 con la pubblicazione del volume di Cesira Filesi sul fondo dei carteggi degli esploratori italiani in Africa nella seconda metà del XIX secolo questo itinerario è proseguito nel 1987 con il catalogo del fondo cartografico a cura di Claudio Cerreti e con la pubblicazione, nel 2005, dei cataloghi della collezione artistica del Museo africano e del fondo Eritrea–Etiopia della collezione fotografica, rispettivamente a cura di Mariastella Margozzi e Silvana Palma.
Grazie al contributo erogato dalla Regione Lazio sui fondi stanziati dalla legge regionale del 2001 che regola gli interven ti per la conoscenza, il recupero e la valorizzazione delle città di fondazione, l’attenzione si focalizza ora sulla documenta zione relativa all’architettura italiana nel periodo coloniale, ed in particolare sugli edifici della città di Asmara, oggetto di un crescente interesse da parte degli studiosi.
La pubblicazione del volume “Asmara. Architettura e pianificazione urbana nei fondi dell’IsIAO” rappresenta una concreta occasione di dare visibilità ad una sezione del prezioso fondo fotografico dell’IsIAO, arricchita dai documenti tratti dalla raccolta cartografica, anch’essa d’epoca coloniale. Ad esso si affianca la versione on-line del volume all’interno del sito web dell’IsIAO, significativo strumento di diffusione del materiale archivistico posseduto dall’Istituto che sarà così reso disponibile anche per un pubblico più ampio, interessato a vario titolo all’argomento.
Nel corso della ricognizione tesa a identificare le fonti relative alla storia urbana dell’Eritrea conservate presso l’IsIAO si è palesata l’opportunità di procedere ad una più ampia azione di censimento e inventariazione della documentazione concernente la storia urbana delle altre ex colonie italiane conservata presso l’Istituto, con priorità per il pregevole fondo fotografi co e cartografico relativo alla Libia.
Nel rinnovare i ringraziamenti alla Regione Lazio per la sensibilità dimostrata per il recupero del patrimonio documentale dell’IsIAO, esprimiamo pertanto l’auspicio di poter proseguire, in sinergia anche con altre istituzioni, l’opera di valorizzazione e condivisione del patrimonio architettonico e storico artistico delle città di fondazione.
Présentation par LUIGI PRISCO, Area valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale della Regione Lazio
Il tema delle città di fondazione è svolto dalla legge regionale per meglio comprendere le caratteristiche storiche e le stratificazioni identitarie del Novecento nel Lazio. La creazione di «città ideali», negli anni Trenta ha visto, infatti, declinate una serie di realizzazioni e programmazioni che differiscono tra loro in ragione di una serie di fattori emblematici, specchio fedele delle mutazioni formali e stilistiche del secolo appena trascorso. Asmara in particolare, dalla prima occupazione italiana nel periodo post unitario fino al secondo conflitto mondiale, illustra l’evoluzione urbanistica ed architettonica non solo di questa città ma ricalca parallelamente la «fisionomia» del nostro paese in quel periodo. Nella città africana sono presenti i modelli stilistici prevalenti nei nostri centri, lo conferma lo sky line di Asmara primo secolo dove campeggiano le altane degli edifici eclettici e lo sviluppo urbano ortogonale delle città umbertine. Nella pianificazione della città viene attuato il trasferimento «asettico» dei canoni formali di quel periodo, con lo scopo di creare un sistema funzionale urbano ma anche per definire un habitat familiare ai nuovi occupanti. Paolo Reviglio progetta intorno agli anni Dieci edifici decisamente fuori contesto, particolarmente quell’Hamasien Hotel caratterizzato da un torrione con un insolito tetto aguzzo di ispirazione nord europea. La contaminazione «esotica» trova poco spazio nelle opere del periodo, non avviene quel processo di compenetrazione ed influenza che si avverte nelle edificazioni in Libia, dove caratteri moreschi, mediterranei e di gusto orientalista, alterano, mediando tra loro gli stilemi di differenti culture.
In Eritrea, dopo l’instabilità e le drammatiche sconfitte militari viene limitata la politica degli espropri ed anche a causa della natura ostile alla programmazione agricola, l’insediamento urbano prevale sul decentramento territoriale. Risultano perciò assenti quei presidi del territorio agricolo, tipici dei villaggi libici della via Balbia, già maturi nella loro figurazione metafisica, felicemente conforme al paesaggio desertico. Ma anche ad Asmara già dalla fine degli anni Venti, la forza modernista razionale, giudicata innovativa e coerente dal regime fascista come una nuova identità delle città, trova ampi spazi, ad esempio, nelle realizzazioni di Bruno Scalafani per il Ministero dell’educazione, nel Reale Automobil Club Italiano di Giuseppe Borziani e soprattutto nella futuribile Fiat Tagliero di Giuseppe Pettazzi. Oggi Asmara è miracolosamente salva dai bombardamenti del conflitto del 1998 con l’Etiopia, distruzioni che hanno invece martoriato Massawa, nella quale, è doloroso ricordare la demolizione nel 2006 della splendida Villa Melotti detta la Cyprea costruita da Luigi Vietti nel 1964. Grande conforto viene sfogliando le pagine di questa importante pubblicazione dell’IsIAO, nella lettura delle iniziative in atto per proteggere la città Asmara unitamente ai siti archeologici eritrei, per merito del Cultural Assets Rehabilitation Project (CARP) con un accordo tra la Banca mondiale e governo eritreo mediante piani di conservazione finalizzati alla salvaguardia di questo importante patrimonio.
Préface par ALESSANDRO TRIULZI, Consiglio scientifico dell’IsIAO
Lo spazio urbano rappresenta in colonia i segni più evidenti del travagliato rapporto coloniale. La disposizione e organizzazione dello spazio urbano è ovunque simbolo e luogo di lettura privilegiato dell’incontro/scontro che si annoda continuamente tra società coloniale e società colonizzata. La nascita e lo sviluppo della città di Asmara, capitale dell’Eritrea, già ‘colonia primogenita’ dell’Italia e cartina di tornasole del suo successo urbano d’oltremare, può aiutarci a riflettere sui modelli di progettazione dello spazio urbano che l’Italia ha attuato in colonia fin dagli inizi. Il presente volume ne vuole dare testimonianza attraverso una ricostruzione documentaria dei modelli, delle politiche e delle prassi urbane codificate da successive generazioni di politici, architetti e amministratori e poi interpretate, vissute e adattate alle esigenze di vita e di lavoro della popolazione locale, bianca e nera.
Negli ultimi anni si è riscontrato un crescente interesse internazionale per l’architettura italiana del periodo coloniale, rivolto in modo particolare alla città di Asmara. Ne sono prova la campagna internazionale per far riconoscere la capita- le dell’Eritrea «patrimonio dell’umanità» dall’Unesco, i numerosi richiami alla qualità architettonica dei suoi edifici costruiti durante il periodo coloniale, le diverse mostre sull’architettura coloniale italiana effettuate negli ultimi quindici anni sia in Italia che all’estero, nonché il crescente numero di pubblicazioni in materia e l’ampio rilievo ad esse dedicate dalla stampa internazionale.
Questo volume non vuole essere l’ennesima pubblicazione celebrativa di uno sviluppo urbano che in realtà fu più contrastato e divergente di quanto volessero le autorità del tempo ma forse, proprio per questo, più interessante da ricordare oggi, non solo per sottolineare le contraddittorie politiche urbane dell’epoca liberale e fascista, ma per mettere in luce gli spazi di libertà, e a volte di trasgressione, con cui venivano accolti in colonia i modelli urbani della madrepatria e quelli considerati vincolanti nella codificazione urbana dell’oltremare. Su questi temi ci è sembrato che l’archivio cartografico e fotografico dell’IsIAO potesse dare un contributo originale. La legge della Regione Lazio del 20 novembre 2001, n. 27 «Interventi per la conoscenza, il recupero e la valorizzazione delle città di fondazione» ha permesso di mettere insieme una serie di competenze e di professionalità che hanno contribuito alla organizzazione e stesura del presente volume.
La città di Roma, come è noto, conserva fonti uniche per la storia architettonica non solo della capitale ma anche per la storia delle città di fondazione italiane in Africa, fonti che con questo volume si intende cominciare a rendere fruibili, al di fuori della ristretta cerchia dei ricercatori, a un più ampio pubblico non specialistico, per poi proseguire con una azione di digitalizzazione e collocazione in rete dei relativi materiali cartografici e fotografici. Ad avviso dei proponenti, tale opera di cernita e di visibilità del patrimonio documentario dell’IsIAO costituisce una importante valorizzazione delle città di fondazione, oltre che una valorizzazione del patrimonio documentario per la storia dell’architettura coloniale conservato presso l’IsIAO a Roma e, non ultimo, un richiamo alla necessità di interventi programmatici a tutela della conservazione di tali documenti, per la maggior parte di grande fragilità.
Nell’ambito della raccolta cartografica depositata presso l’IsIAO, e inventariata non molti anni or sono da Claudio Cerreti, sono conservate circa 650 carte relative a città dell’Eritrea, dell’Etiopia, della Libia e della Somalia, soprattutto piani regolatori e varianti di piano. Presso lo stesso Istituto è anche conservato un imponente archivio fotografico, attualmente in fase di catalogazione, contente oltre 100.000 fotografie e circa 20.000 lastre su vetro. Nel 2005, l’IsIAO ha pubblicato un inventario analitico, a cura di Silvana Palma, contente la descrizione di ognuna delle 35.000 fotografie relative al fondo Eritrea ed Etiopia. E’ in questo ambito che è stato possibile enucleare numerosi esemplari di carte, fotografie di edifici, e vedute d’insieme della città di Asmara che sono qui presentati insieme al necessario corredo didascalico e informativo.
Un lavoro di tale impegno non sarebbe stato possibile senza la dedizione e le conoscenze tecniche di coloro i cui scritti appaiono in queste pagine, a cominciare dai due esperti eritrei – Gabriel Tzeggai, già coordinatore del CARP – Cultural Assets Rehabilitation Project per la protezione e il recupero dei beni architettonici della città di Asmara, e Lulghennet Teklè, giovane architetta eritrea laureatasi nel 2002 presso l’Università di Firenze con una tesi sull’architettura ad Asmara durante la colonizzazione italiana (Asmara. Una città italiana in Eritrea) – che hanno affiancato l’opera dei ricercatori italiani: Giulia Barrera, archivista di Stato e specialista di storia eritrea della Direzione generale per gli archivi del Ministero per i beni e le attività culturali, gli architetti Giuliano Gresleri e Piergiorgio Massaretti dell’Università di Bologna, noti studiosi di architettura coloniale, e Claudio Cerreti, dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha catalogato in passato le collezioni cartografiche dell’IsIAO.
A questa équipe di ricercatori esterni si è validamente affiancato il personale e la direzione dell’IsIAO, in particolare Antonella Martellucci, responsabile del progetto, Elisabetta Pisa, responsabile della cura redazionale del volume, gli architetti Emanuele Custo e Emanuele Mantrici che per primi hanno individuato nella legge regionale la possibilità di mettere in luce il materiale documentario dell’IsIAO, e hanno curato la concezione grafica dell’opera. Si ringrazia infine l’architetto Luigi Prisco, dell’Area valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale della Regione Lazio per l’attenzione portata alla non sempre facile conduzione del progetto Asmara, e per averne condiviso fin dall’inizio le scelte editoriali e di indirizzo.
Nel dare il presente volume alle stampe, e nell’avviare il progetto di digitalizzazione delle fonti relative all’architettura delle città di fondazione in Africa, formulo l’auspicio, insieme agli altri curatori, che tale importante lavoro di documentazione e di testimonianza possa essere intrapreso e portato avanti nella piena consapevolezza dei contrasti, e delle costrizioni, che l’azione coloniale ha imposto al territorio eritreo e ai suoi abitanti, ma anche delle energie di lavoro e di intelletto, di creatività e di tensioni, di relazioni umane e perfino di affetti che l’incontro tra italiani e eritrei ha continuato a forgiare, malgrado tutto, in un rapporto di vicinanza che continua a riannodarsi nel tempo.
Biblethiophile, 29.05.2026